dovresti essere cane

C’è poi quella cosa fantastica per cui se capita che venga a piovere in una giornata di caldo, non caldo di estate piena che ti acceca: caldo di fine estate che dura, e ogni giorno che dura tu ti rallegri del perdurare; quando capita quella pioggia veloce, breve, che come è arrivata finisce e lascia tutto intorno un bagnato allegro, tutti ad annusare l’aria e dire che buon profumo di pioggia.
Ma se invece di un posto di asfalto e di pietra, di città, dove a parte lo smog le cose non hanno odore e quindi la pioggia sa di pioggia ti trovi in un posto dove le cose hanno odore di cose, ti accorgi subito che la pioggia ha reso ogni odore  più forte: la terra sa di terra, il bosco sa di bosco, gli alberi sanno di alberi.
E in una pista ciclabile pochissimo frequentata ti può capitare che anche un campo di mais sappia di campo di mais, soprattutto se il mais ha già i suoi bei cartoccetti di mais secchi; e addirittura anche una panchina di legno improvvisamente sa di legno, si ricorda improvvisamente di esser fatta di legno. E ti immagini che anche il trifoglio sappia di trifoglio, l’equiseto di equiseto, il tarassaco di tarassaco. Ma per averne la certezza dovresti annusare da vicino.

Dovresti essere cane

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