la spinosa questione dei Russi

La Sidgi è un po’ che mi dice che devo leggere Guerra e pace; me l’ha anche prestato: son due volumi che una volta avresti detto intonsi, adesso i libri in cui devi farti strada col tagliacarte non esistono più da un pezzo e anzi mi domando sempre come si fa per esempio coi libri digitali, a sapere se uno li ha letti o no. Comunque questo Guerra e pace qua diciamo che è intonso, in senso figurato.

A me che la Sidgi mi presti un libro così, nuovo, mi fa strano: lei i libri li tratta molto bene e non li presta quasi mai e invece a me ne ha prestati parecchi ed erano tutti perfetti e mai sgualciti, segno di una che ha del rispetto; però si capiva anche che le pagine erano state sfogliate e lette con attenzione e che, insomma, non eran libri nuovi.
Questo qui, un po’ che è Guerra e pace, un po’ che pare uscito dalla tipografia mezz’ora fa, incute un certo timore reverenziale.
Quindi oggi che mi son messa in testa che lo dovevo iniziare (e da questo fatto che dico iniziare e non leggere tutto si dovrebbero capire molte cose) son partita per la piscina con Guerra e Pace, gli occhiali e della buona volontà. Poi, siccome in  piscina io comincio a leggere alle 11 e finisco alle 16, non è che vado in piscina per nuotare o per prendere il sole, ci vado per leggere, e non ero tranquilla per niente all’idea di avere solo Guerra e pace nella borsa, pensavo Magari alla terza pagina non ce la faccio più, sai come funziona con questi libri che ciài il timore reverenziale: per precauzione mi son portata anche Le pratiche del disgusto, che quello ero sicura di leggerlo senza problemi, in piscina, e anche Vanity Fair, che come antidoto a un’ eventuale crisi da letteratura troppo colta è perfetto, e infatti ho dovuto finirli tutti e due prima di avere il coraggio di iniziare Guerra e pace.
Mi era successa la stessa cosa con Le anime morte, che prima di affrontarlo, intonso e prestato pure lui, avevo dovuto stordirmi con degli Accalappiacani.
Che poi in quell’occasione, lo confesso, finita la prima parte avevo seguito scrupolosamente il consiglio del traduttore e la seconda parte non ci avevo pensato neanche un attimo, di leggerla.

Poi ho fatto la riflessione che è una fortuna, che la Sidgi si occupi della mia formazione letteraria, anche se non mi spiego perché si ostini a farmi leggere tutti i Russi che a lei non sono andati giù.

8 thoughts on “la spinosa questione dei Russi

  1. che in fondo, sotto sotto, io penso che quei libri non mi piacciono semplicemente perché non ci arrivo e allora voglio la controprova. se anche a te non piacciono allora non sono io. se a te piacciono allora sono io.😀
    (lol)

  2. ma figurati, non ci arrivi! (guerra e pace, son sicura che è il francese che ti stressa) (comunque non garantisco che lo finisco, però per ora se non mi perdo coi personaggi mi piace)

  3. Ecco la prova provata e riprovata (non bastasse) che, donna, diciamocelo. Spiego: in Sardegna si parlava con un ragazzo che lo stava appunto finendo, Guerra e pace, e mi ha detto di leggerlo, e mi ha fato venire voglia. (Poi mi ha anche detto qualcosa sulle ultime 40 pagine, ti lascio la sorpresa). Insomma, ero lì lì per leggerlo anch’io. Ma insomma! Che roba, oh.

  4. prima di leggere qualunque cosa bisogna finire un Vanity Fair intero. Mi sono abbonata apposta per averne sempre una copia a disposizione per emergenze come questa…

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