leggere, leggere, leggere

La scelta di un tempio del consumismo come luogo per un’azione del tutto gratuita, lo so, non è delle più furbe. La furbizia d’altronde è una dote che mi manca, e oggi piove, non ho voglia di stare in giro e non ho niente da fare fuori casa se non la spesa. Quindi, in pratica, il luogo si definisce per forza di cose: un orrendo, asfissiante, detestabile centro commerciale di provincia, uno tra mille.
Faccio la spesa, con calma, preparandomi all’atto rivoluzionario, cercando mentalmente di stabilire il criterio.

Il libro, c’è da dire, si è scelto da sé: è un doppione, ma un doppione che amo. Una delle due copie mi è stata regalata, l’altra l’avevo comprata io tempo prima. Ho deciso di tenere la copia regalata, per via della dedica. L’altra, quella più sfogliata, oggi la regalo.

Stabilire il criterio non è facile. Potrei scegliere la prima persona che mi viene incontro, quella che esce dal negozio che ho davanti, quella che entra nel bar all’angolo, quella che non ha niente in mano, quella che ha una borsa spaziosa, e via discorrendo. Penso che sarebbe come mettere in mano il mio libro a uno che probabilmente finirebbe per buttarlo nel primo cestino. Il criterio dev’essere definito meglio.

In effetti io mica lo so, come si sceglie un potenziale lettore; di poesia, perlopiù. Non so se sono molto numerosi i potenziali lettori di poesia in un centro commerciale della provincia veneta il venerdì pomeriggio.
A me non resta che aprire gli occhi. C’è gente di tutti i tipi: ragazzini, mamme con passeggini, nonni con passeggini, padri separati in uscita settimanale coi ragazzi: son così presa a guardare i tipi umani che non vedo nemmeno una delle vetrine sovrailluminate che espongono le collezioni primavera estate di cui perdo l’occasione di scoprire le caratteristiche.

Ma poi, chi devo cercare, un uomo o una donna, un giovane o un vecchio, solo o accompagnato? Li guardo tutti per un’ora e mezza, quelli che mi capitano a tiro, ma il mio lettore tarda a comparire. Lo cerco ai tavolini di un bar, pensando che le persone sedute siano più disponibili ad essere avvicinate. Il mio tipo umano non c’è. Nessuno che abbia l’aria abbastanza intellettuale, forse (borse di vestiti. Capigliature curiose. Umanità distante. Sono in soggezione). Mi sistemo davanti alla Feltrinelli. Ok, ma non dev’essere un lettore troppo esperto, il mio libro forse è banale per un lettore accanito, non voglio correre il rischio che mi dica che ce l’ha già: ci vorrebbe un lettore medio. Avvicino una tipa che mi guarda preoccupata e mi risponde che non le piace la poesia. Poi un tipo che ha l’aria di perdere del tempo senza fare acquisti, gli chiedo se gli piace leggere, mi risponde schifato di no. Cambio strada.

Sono poesie d’amore, vuoi che non interessino a una coppia di giovani? No, non interessano: lei mi guarda come se fossi appena sbarcata da una navicella aliena e rifiuta cortesemente ma con fermezza. Sono così stupita che ribadisco che è un regalo. Niente: scappano.

Una signora su una panchina gratta dei biglietti di qualche lotteria, per pudore non mi avvicino. Un’altra mangia un gelato e si vede che non ha voglia di essere disturbata. Quella del gratta e vinci è ancora lì ma ha finito di grattare, prendo coraggio e mi faccio avanti. Le chiedo se può farle piacere avere in regalo un libro, lei mi chiede che libro è: glielo porgo. Poesie, dice. Le spiego che se le fa piacere glielo lascio; lei sorride, mi ringrazia, divertita.

E’ l’unica che non ha pensato che volessi in cambio qualcosa

(Pablo Neruda, Todo el amor, ed. Passigli)

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8 thoughts on “leggere, leggere, leggere

  1. Per motivi simili ai tuoi(brutto tempo) o l’ho dato a una cliente dall’estetista. Ho solo detto “scusa, posso regalarti un libro così ti distrai mentre aspetti?”. Mi ha guardata sbigottita, ma visto che la mia estetista le ha detto “fidati”, ha accettato (per la cronaca, poesie anche il mio da di tono molto diverso: Prima o poi l’amore arriva, Stefano Benni)

  2. a leggerti mi son pentita di non averlo fatto. mi sarei vergognata come una ladra comunque… (a fermare la gente, mica a regalare che quello mi piace)

  3. @laura: sarebbe piaciuto anche a me
    @simple. la prossima volta vado dal parrucchiere, mi sa che è più facile 😉
    @sid: mi sono vergognata anch’io ma è stato un esercizio utile

  4. Che bel gesto! Purtroppo ormai la gente è spaventata anche di cose belle. O troppo superficiale. Se mi fermasse qualcuno per regalarmi un libro, lo abbraccerei.

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