una storia abbastanza commovente senza Topolino

Non è possibile. Non è possibile che di tutti i momenti. Che di tutte le ore di tutti i giorni di tutti i mesi di quest’anno abbia scelto proprio questa, dopo – quanto sarà? – sei o sette mesi. Sei o sette? Sei, era luglio. No, era giugno, faceva un caldo boia ma c’erano le ragazze con lo zainetto, sul’autobus: mi ricordo che abbiamo detto cheppalle, andare a scuola con questo caldo. E adesso, dopo sette mesi, proprio oggi, non si può, non si può. E poi cosa facevo? Le dicevo, no, guarda, passa un’altra volta; così correvo il rischio di rivederla tra un anno, sapendo com’è fatta. No, questa adesso arriva e io sai che figura. Spalanco la finestra? Ci saranno dieci gradi sotto zero… beh, magari dieci minuti, giusto per. Intanto mi lavo i denti. Mia nonna mi ha detto che con la salvia… ma dove cazzo la trovo, la salvia, adesso? La salvia una domenica sera di gennaio, è piena la città, proprio. Vabbè, faccio col dentifricio. Magari due volte. Anche tre. E la lingua, la lingua poi pizzica ma nei film lo fanno sempre, di spazzolarsi la lingua. (Speriamo bene). Mi cambio anche la maglia, va’. (Speriamo bene). Cazzo, la finestra, qua se non la chiudo entrano i pinguini. Ok, calma, sangue freddo. Può anche essere che sia raffreddata, è pieno di influenza che gira. Magari è raffreddata: accendo il camino, le faccio un tè. Speriamo che sia raffreddata, magari non troppo. Giusto un po’. Cazzo, eccola, non c’è nessun altro che suona il campanello in questo modo, non è driiin ma è drin, cazzo che bello che è sto drin, era un pezzo che non lo sentivo. (Speriamo bene).

Ecco, lo sapevo. Apro, lei è già lì che sorride, fa un passo, si blocca. Cosa faccio, cosa faccio, cosa faccio? Dico ciao. “Ciao” Lei sorride ancora ma dice: “C’è odor di gas, senti che roba” (è raffreddata, se pensa che sia il gas). “Non è il gas, è la bagna cauda” devo avere l’aria di un cane bastonato, lo vedo dalla sua faccia: divertita. “Sono sette mesi e tre giorni che non ci vediamo e tu proprio oggi dovevi mangiare la bagna cauda?” fa lei, mentre fruga nella borsa e mi allunga una specie di caramella. Ne mangia una anche lei. Adesso sorride forte, me l’ero quasi scordato di quanto bella è quando sorride, mi guarda fisso negli occhi (neanche male questa caramella, sa un po’ di menta e un po’ di sapone tipo quella roba indiana che non mi ricordo mai il nome) e adesso mi guarda fisso le labbra, sai come quando hai voglia di baciare una, che non riesci a staccarle gli occhi dalla bocca. (Sento di avere una paralisi). “Sai, sono stata a pranzo da mia madre, mi ha fatto la pasta col pesto, ho dovuto mangiarla” dice lei, e adesso mi bacia (ha un bel coraggio questa donna) ed è vero che ha mangiato il pesto perché anche lei sa di menta e sapone e aglio. “Sembra che tu abbia masticato un topo morto ma disinfettato” mi dice ridendo. “Tu solo un topolino moribondo” le rispondo. E adesso basta, baciami e togliti il cappotto e stiamo zitti che sono sette mesi, cazzo.

 

con molti ringraziamenti allo zio bonino

5 thoughts on “una storia abbastanza commovente senza Topolino

  1. Bella bella, ma quanto avrai sofferto a calarti nei personaggi, con l’olfatto che ti ritrovi?

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