le parole degli altri

Mi piacerebbe scrivere un post, un racconto o una storia autobiografica in cui mettere le parole che mi piacciono di più: microcosmo, maieutica, sublimare, noncuranza. Poi però quelle parole le avrei usate e dovrei separarmene e io, separarmene, non sono pronta.
Le parole, quasi sempre, mi pare di sprecarle. Ho paura che si consumino a forza di usarle, e di ritrovarle sfilacciate e inconsistenti, impigliate in periodi confusi e in frasi abbozzate senza garbo. Poi, mi resta il rimpianto del momento in cui potevo ancora cercare uno scorrere diverso, un suono più dolce, un senso meno ovvio.

Quando leggo le parole degli altri mi sembra di incontrare altri pesi e consistenze: leggere morbidezze avvolgenti o taglienti asperità disidratate. Nelle mie, al massimo, sensata gradevolezza.
Quando leggo le parole degli altri spesso ci trovo la forza dirompente della lingua. A volte, scopro il turbamento dato dalle scelte audaci. Nelle mie, caute comodità di lattice.

 Questa è la ragione per cui leggere dà più soddisfazione che scrivere

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16 thoughts on “le parole degli altri

  1. Ma quando scrivi di parole si vede che le ami e con l’amore c’è la forza della passione…

  2. no guarda! non ci siamo!
    tu hai un tale garbo, una tale poesia nello scrivere che semmai sei tu che metti in difficoltà i normali bloggatori. che arrivano qui e gli tocca di abbassare un po’ la testina da tutto il sentimento che si sente qui dentro.
    è così sai…

  3. Qualcuno ha detto (e mi piace ripeterlo): “Prima di parlare siamo padroni di tutto il vocabolario. Quando abbiamo parlato diventiamo schiavi delle parole che abbiamo usato”.
    Ecco perché ho più attenzione per gli schiavi che per i padroni.
    E’ un piacere averti l(‘)etto. ;-))

  4. oh beh sai io non sono in grado di mettere insieme le parole in quel modo. quel testo lì in alto mentre lo leggi ha qualcosa di musicale e allora il commento m’è proprio venuto spontaneo
    🙂

  5. Questo post però è lucido e potente nel fotografare senza riguardo un “perché” di una preferenza.
    Hai creato quel che trovi nella lettura, scrivendo.

    Di solito anche io preferisco leggere ma…
    Quando PER CASO ritrovo nelle mie parole scritte quelle sensazioni inaspettate ed efficaci che generalmente ritrovo nella lettura altrui, è un brivido lungo la schiena inaspettato.

    Come se “un mostro” che solitamente resta nascosto, faccia capolino in te stesso.

  6. Parli, riguardo al tuo scrivere, di “sensata gradevolezza”, di “caute comodità di lattice”, e questo, scusa, ti sembra poco?
    A me piace leggerti, per quel senso di fluidità che metti nelle parole, nel legare fra di loro i periodi e le sensazioni ( che le emozioni poi ognuno ci trova le sue).
    Non si avverte la ricerca di uno stile a tutti i costi, degli effetti dirompenti che creano meraviglia.
    C’è chi confeziona piatti speziati che stupiscono, piccanti ed ingombranti, che esigono lo sbruffo finale, il caffè e l’ammazza-caffè.
    Cibo gustoso, falsamente semplice, il tuo, accompagnato da salse che non interferiscono, non dominano, ma assecondano il sapore originario.
    Parole il cui senso è finemente soppesato.
    E quando hai finito ti rimane quel briciolo di appetito, che aspetti la volta dopo.
    A me sembra bello così.

  7. lo dico sul serio: sto diventando rossa e siccome NON sono abbronzata, il rossore si vede tutto 🙂
    Comunque dei lettori così, che scrivono certi commenti, non è mica da tutti, eh no!

  8. Tutti questi lettori costituiscono il tuo microcosmo e per spingerli a tanti deliziosi commenti non devi ricorrere alla maieutica: ti basta sublimare una certa diafana noncuranza.

  9. E’ vero, nelle parole degli altri spesso ritroviamo di più che non nelle nostre.
    Ci piacciono di più forse perchè in qualche modo hanno dato voce a qualcosa che noi non abbiamo saputo dire (scrivere), o forse l’abbiamo fatto, solo in modo diverso.
    Ed è proprio quel modo diverso, quell’espressione che non abbiamo usato perchè ci è rimasta tra le dita o in punta di labbra, che ci attrae e nella quale ci identifichiamo o su cui riflettiamo.
    Tu ti emozioni leggendo, ma sai anche emozionare scrivendo.

  10. ooh, un approdo quieto e sempre appagante.
    In fondo tu sei l’altro per tanti, quindi sai far esplodere qualcosa dentro a chi ti legge e pensa “diavolo, che andamento melodico e che cadenza nell’esprimere concetti che vorrei esprimere anch’io”, quindi non puoi fare a meno di essere ciò che gli altri sono per te.
    Il fattore fondamentale che, per quanto si evince dalle parole che scrivi e dai commenti che lasci, non bisogna mai perdere di vista è il non prendersi troppo sul serio. Sai essere umile senza dare fastidio, sai essere riflessiva senza “tirarla in lungo”, sai essere auto-critica senza piangerti addosso (che “non ha mai cavato un ragno dal buco” – Il ragazzo sbagliato – Willy Russell). Insomma, sei abbastanza equilibrata nello spirito, da esserlo anche nelle parole. E questo non è mica da tutti. Grazie che ce ne regali i frutti.

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