se Proust mi conosceva diventavo la sua Musa

Oggi sono andata dal mio pusher di farina perché volevo chiedergli se aveva le cicerchie. Non le aveva perché dice che le cicerchie una volta ha provato a tenerle, ma poi non gliele chiedeva mai nessuno e ha finito per buttarle via. Peccato.

Il mio pusher di farina ha un negozietto che secondo me esiste da sempre, immutabile nei secoli. E’ uno di quei posti che vorresti che non sparissero mai, ma che sai che un giorno spariranno. Io do sempre per scontato che tutta la cittadinanza sia al corrente dell’esistenza di quel negozio lì, che per me è una specie di monumento, anche se dentro ci son due che uno è affabile mentre l’altro è davvero scontroso; però alla fine gli perdoni la mancanza di savoir faire perché un’altra bottega così non so se ci sia.
Questo negozio sta in una via che conoscono tutti e che si chiama Contrà Chioare, che secondo me è un nome bellissimo per una via.

Oggi quando sono entrata a chiedere le cicerchie mi ha avvolta un profumo di bottega in estinzione che se voi non lo conoscete, quel profumo lì, non potete capire. Per aver la scusa di restarci dentro un po’, anche se le cicerchie non c’erano, ho comprato i semi di sesamo e i pinoli, che non è come al supermercato, che li trovi imbustati e plastificati. Le cose, in questo negozio qua, sono tutte dentro ai sacchettoni di tela oppure nei contenitori di vetro trasparente sui ripiani e tu puoi indovinare cosa c’è dentro dal colore del contenuto oppure leggere le etichette, se hai una buona vista. Qua le cose te le tirano fuori dai barattoloni e le mettono nei sacchettini di carta, come faceva la mia bisnonna con le caramelle, quando andavamo a Bessica nella sua bottega, che aveva lo stesso profumo di bottega in estinzione e infatti un giorno si è estinta.

9 thoughts on “se Proust mi conosceva diventavo la sua Musa

  1. io lo so quell’odore. al mio paese ci sta un negozio di coloniali che io ci vado a comprare il baccello di vaniglia per fare i dolci. che fare i dolci col baccello di vaniglia è proprio un’esperienza olfattiva gustativa visiva fantascinetifica.
    poi mi compro sempre le liquirizie.

  2. A San Vito in Monte, una frazione di San Venanzo (che già non è che sia una metropoli, eh), in Umbria a metà strada tra Orvieto e Perugia, c’è una bottega che si chiama il Mulino del Popolo, che credo abbia quell’odore lì. Ha anche il lupino salato (delizia del palato) e la farina di ceci, e il farro in buste di juta e i fagioli “con l’occhio”. Vende pure la tela a metro, e ti pesa le cose col bilancino. I due vecchini che la gestiscono sono senza età, erano identici vent’anni fa e spero lo saranno ancora tra qualche lustro: è praticamente l’unico negozio del paese (credo trenta famiglie in tutto).

  3. comunque anche a padova c’è un posto così. e sta giusto vicino ad una merceria (altro posto spettacoloso)🙂

  4. Ecco, mi pare che abbiate capito bene, allora🙂

    Gilgamesh: son sicura che a S. Vito in Monte le trovavo, le cicerchie, mannaggia!

  5. A Milano queste botteghe stanno venendo sostituite dai negozi degli immigrati 24su24.
    L’odore è diverso… però ha quel senso di casa, spalla a spalla, che aveva il profumo del vecchio pizzicagnolo…

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