le déjeuner du Génie (sembra uno scioglilingua e infatti lo è)

Mi è capitato, una volta, in un giorno speciale, di toccare un disegno di Michelangelo: uno schizzo di architettura a sanguigna su un foglio di carta quadrato.
È una di quelle cose che non succedono spesso, a meno che uno non lavori per una Biblioteca Nazionale, per una Soprintendenza, in un Gabinetto disegni e stampe di qualche museo stratosferico: anzi anche lavorandoci credo non capiti spesso nemmeno lì.
Ho pensato che ci fosse del miracoloso, nel fatto che io e Michelangelo una volta nella vita avessimo preso in mano lo stesso foglio.
Mi sono detta che se lui, in quel momento, quando aveva l’urgenza di quel disegno, avesse agguantato il primo foglio capitato sotto mano; se invece di quella bella carta pulita, di cotone resistente, avesse trovato sul tavolo la pagina sgualcita che avvolgeva il panino con la finocchiona che si era portato per pranzo e avesse abbozzato lì il suo disegno, tra una macchia di unto e una ditata (perché questo chiede, l’urgenza); oppure se avesse finito il disegno E POI gli fosse servito il foglio per avvolgere il panino (cose che capitano anche nelle migliori famiglie), ecco: in quel caso non mi sarebbe potuto succedere, di toccare la stessa carta di Michelangelo.

Non sto a dire che emozione sia stata, sfiorare quel foglio; vederlo da vicinissimo e senza vetri protettivi intorno; trovarsi a tu per tu con un pezzetto quadrato di Storia e di Arte e di Genio.

Però lui, sono quasi sicura che invece a me non abbia pensato, quel giorno: ha buttato giù lo schizzo, si è mangiato il panino e probabilmente si è sentito uno come tanti, in pausa pranzo.

  

 

17 thoughts on “le déjeuner du Génie (sembra uno scioglilingua e infatti lo è)

  1. certo che si può: sto parlando di Michelangelo, che ti credi! Di sicuro un amante della finocchiona! E comunque Insy qua non ci viene. E se anche ci venisse, mi sa che anche lui non disdegna🙂

  2. L’importante è che le dita che hanno toccato il foglio di Michelangelo svariati decenni dopo, non avessero appena toccato un panino con la finocchiona … altrimenti ok il trait-d-union spirituale-mentale, ma ci scappa una bella ditata unta che nemmeno l’effetto farfalla potrebbe starci dietro … eheh …
    (ricordo il periodo trascorso lavorando all’archivio Ricordi … purtroppo, con il tempo, ho visto scemare nei gesti e negli occhi questa sorta di timore-stupore-ammirazione, un po’ come i pasticceri, dopo un po’ ti vengono a noia i dolcini)

  3. Beh lui, il Maestro, non può certamente aver pensato a te…c’è un evidente gap generazionale incolmabile, cherie.
    Però il fatto che tu sia riuscita a toccare quella stessa carta è un evento mica trascurabile, c’è chi non fa esperienze sensoriali così, nemmeno in una vita intera!
    Non sto scherzando eh?!? comprendo perfettamente le farfalle che svolazzano nella pancia quando ti ritrovi in contatto “diretto” con la Storia, l’Arte e il Genio.
    Quelle rare volte (anzi l’unica) che mi è capitato (con uno scritto di Leopardi) ho avuto quella sensazione lì.
    Non ho fatto pensieri sui panini o sulla finocchiona però, adesso che ci penso…😉

  4. @savohead:😉 mi sono lavata tre volte le mani col sapone e poi mi sono messa i guanti ( e poi li ho tolti)

    Ti dirò, a me certe cose non vengono mai a noia. Ogni volta che prendo in mano un libro che ha qualche secolo più di me e ci trovo le tracce di quelli che sono passati prima: sfoghi, impronte, annotazioni, ricordi; anche se è gente che non ha fatto la Storia ma racconta in qualche modo la sua, di storia, io mi emoziono un po’. Quindi più o meno tutti i giorni.

    @Elle: si vede che Leopardi la finocchiona non la gradiva, sennò ti sarebbe venuto spontaneo il pensiero😉

  5. @SQ: tu dici?!?😀
    eppure non ho notato evidenti macchie di unto lasciate dall’eventuale culatello…
    Mah! forse erano altri tempi…

  6. oh, ma guardate che non c’è solo genio con sregolatezza. Questi geni qui erano personcine a modo: ci si lavava le mani prima di pranzo!!!

  7. poi tu non te la sei più lavata quella mano vero?
    no! non dirmi che l’hai fatto! no! non puoi averlo fatto!🙂

  8. Ma… hai guardato accuratamente la carta per scorgere eventuali ditate o macchie di unto?

    Magari nel tempo sono diventate ombrine che si confondono con il disegno…😉

    Comunque, a parte gli scherzi… la stessa sensazione l’ho provata mentre riprendevo la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp di Le Corbusier, emozionato nel vederla e riprenderla… chissà se Le Corbusier (senza la finocchiona… ) aveva pensato anche a me!!!😀

  9. @arthur. ecco, a me l’architettura non fa proprio lo stesso effetto: magari c’è lo stupore di fronte all’opera, ma manca quell’intimità che puoi avere di fronte a una tela o un disegno, sarà anche che una chiesa è uno a idearla ma sono in tanti a costruirla (ma forse è solo che io non sono architetto e quindi mi commuovo davanti a cose diverse, anche se quella cappella lì l’ho visitata durante un viaggio e mi ricordo l’atmosfera particolare, poi ero con un’amica che invece lo è, architetto, e lei era abbastanza ammaliata in effetti)
    Comunque Le Corbusier non avrà pensato a te proprio perché sprovvisto di finocchiona😉

  10. @ Chiara: capisco cosa vuoi dire, però a me capita di emozionarmi anche davanti ad una tela, come te, perchè è l’arte tutta che mi emoziona, anche se ovviamente l’architettura mi è più congeniale.
    L’arte, certa arte, per lo meno, ha il potere di “possedere” chi la osserva, ovviamente se è provvisto di una certa sensibilità e cultura, che per “comprendere” non guasta.

    Hai mai visto Guernica di Picasso dal vivo? Oppure la famosa “La camera di Van Gogh”? Emozione allo stato puro.
    Io per esempio la prima volta che ho visto la Gioconda, sono rimasto del tutto indifferente, forse deluso dalle dimensioni del quadro o, non so, magari di qualcos’altro che non riuscivo a realizzare, un po’ come se avessi deluso le mie aspettative, mentre invece le Ninfee di Claude Monet, quelle grandi tele ovali esposte ai Giardini delle Tuleries tra il Louvre e la Piazza dalla Concorde a Parigi, mi hanno letteralmente lasciato senza parole, al punto che non volevo più andar via.

    Esagero? No, certe opere d’arte, sono talmente grandi che quasi s’intravede l’anima dell’artista.

    L’architettura è diversa, ma è diverso anche l’approccio che si ha con questa forma di arte.
    Essendo in tre dimensioni, l’attraversi, la guardi da ogni angolazione, l’occasione per emozionarsi può essere data anche da un semplicissimo particolare che, all’occhio poco esperto, può passare inosservato… un’altra grande emozione l’ho provata nella visita notturna dell’abazia di Mont Saint-Michel, illuminata soltanto da fiaccole e con sottofondo di musica medievale…

    Evvabè, non c’era la finocchiona, che tra l’altro è anche buona, ma per il resto c’era tutto…😉

  11. sì, ma secondo me c’è una gran differenza tra il vedere come si vede in un museo e vedere come vede un archivista, per dire. da vicino. Da soli, quasi.
    Io mi emoziono davanti a qualunque cosa di Picasso, ma se mi capitasse in mano una cosa sua, una lettera, il biglietto del cinema, magari l’emozione sarebbe diversa. Qualche mese fa avevo per le mani un’incisione di Dalì e il fatto che quella lì scritta in basso a matita fosse la sua firma mi faceva molto più effetto che qualunque opera vista in un museo. Sono i gradi di separazione tattili in un certo senso che quando vengono a mancare danno qualche brivido.

    La scarsa presa della gioconda viene da lì, un po’ per le assurde aspettative che ci si investono, un po’ perché ha un metro di vetro antisfondamento intorno che ne fa un’opera inarrivabile. La vergine delle rocce di fianco ti pare di toccarla, in confronto (a parte che poi a me piace di più)

  12. eh, appunto: che razza di lavoro fai? è la categoria del post😉

    Faccio la restauratrice di carta. Ma Il disegno di M. dovevo solo staccarlo e modificare il passepartout, mica roba seria, eh!

  13. Però… che bel lavoro!

    Adesso capisco meglio cosa intendevi, e immagino che le emozioni sono sempre tante… e capisco anche l’utilizzo della carta nelle tue opere…

    A proposito, quando ci parli delle altre?

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