tentativo balengo di critica letteraria

Alberto Ragni l’ho conosciuto attraverso il suo blog, dove scrive brevi pezzi incantevoli che parlano di cose inventate, di cose vere, di cose vere che sembrano inventate e di cose inventate che potrebbero essere vere.

Alberto però non è un blogger prestato alla letteratura, e invece sicuramente uno scrittore prestato al blog, che infatti dice di considerare un’esperienza di passaggio. Un passaggio che gli estimatori sperano sia il più lungo possibile, visto che le 30 parole, la vita di MP, i piccoli dialoghi maestro-bambini sono schizzi che uno si appenderebbe in camera da letto come mosaico policromo in divenire.

Ma noi siamo qui per parlare di libro, non di blog.

Il titolo del terzo romanzo di Alberto Ragni è “Cera per le sirene” e prima di leggerlo, il romanzo, ti immagini esseri mitologici con code di pesce e navigatori con le orecchie tappate. Invece no: dalla prima pagina ti accorgi che di ben altre sirene si tratta e che non è a Itaca che ti porterà questo viaggio, ma in un paese molto più vicino e anche, però, del tutto ignoto.

A me che non so (e forse non vorrei) raccontare un romanzo, questo fa venire in mente un libro pop-up, di quelli che piacciono ai bambini perché, aprendosi, fanno sbocciare paesaggi in prospettiva e figure tridimensionali. E infatti “Cera per le sirene” apre la finestra su un microcosmo che in un momento prende vita; anche, io credo, per via dei dialoghi scarni, tutt’altro che letterari, e dei personaggi che hanno un che non di banale ma di quotidiano che te li rende subito familiari.

Corrado, narratore e protagonista, del tutto privo di capacità strategiche nel gioco delle carte quanto nella vita, ti accompagna attraverso un mondo in transito con la leggerezza di chi, a dispetto degli eventi apparentemente infausti, si aspetta altro dal futuro. E i colleghi, la famiglia, i vicini, la casa tu li conosci per mezzo del suo sguardo: più osservatore che partecipe. In attesa, diresti.

Quando ho aperto il libro pop-up ho visto questa storia qui. Una storia che poteva essere solo amara e invece culmina in una specie di festa tra il conviviale e il funebre in atmosfera da archeologia industriale; e in una piccola ripicca liberatoria che non è un lieto fine ma somiglia a un esorcismo contro la rassegnazione.

Il link al blog di Alberto Ragni lo trovate qui di lato (trabucco); il libro, se siete fortunati, in libreria.

 

 

21 thoughts on “tentativo balengo di critica letteraria

  1. ma sicuramente la libreria me lo potrà procurare
    oggi faccio un salto, magari sono fortunata
    leggere è qualcosa di magico
    riesce a coinvolgerti, sconvolgerti e farti riflettere
    non conosco l’autore e la cosa mi fa piacere
    lo scoprirò
    grazie infinite
    buona giornata

  2. ma questa parola, “balengo”, da dove ti viene? che mi ci sento un po’ derubato, a sentirla usare da un non piemontese…

  3. A me non sembra affatto balengo il tuo tentativo di recensione, anzi direi che è ottimamente riuscito se arrivata a leggere l’ultima riga di questo post mi è venuta voglia di farmi colare addosso un po’ di quella “cera” e di saperne di più di questo scrittore prestato al mondo dei blog.
    Vado ad approfondire…

  4. @massimo: sono poliglotta😉
    però in effetti è per via della littizzetto. La amo. In senso puramente platonico.
    Comunque ho due cugini torinesi: conta?

    @splendido: non nominare la montanelli invano
    Che ho anche dovuto togliere un paio di paroline perché dopo che ho scritto i miei vaneggiamenti ho letto la sua recensione vera e sembrava che avessi copiato!!!

    @tutti gli altri: intanto non perdetevi il post di oggi🙂

  5. Alla faccia del tentativo balengo!…Se io fossi l’autore del libro mi crogiolerei sulle tue parole come una biscia al sole!…
    Hai fatto venire voglia di leggerlo anche a me….
    Domani chiamo Luca (eh si! io e Luca Carboni siamo come culo e mutanda…naturalmente il culo è lui!), gli consiglio di farsi fare la recensione del suo prossimo disco da te…chissà che a qualcuno venga finalmente voglia di comprarlo…
    Che perfida…

  6. @luisa: per luca ha già speso anche troppe parole ultimamente😉

    @trabucco: visto che la mia, giornata, è stata una vera schifezza, speriamo che tocchi un giorno fortunato a testa e che domani sia il mio🙂

  7. @chiara:
    se questo è balengo mi rifiuto di fare un’altra recensione in vita mia. quindi, visto che era una cosa che mi piaceva tantissimo, di fare le recensioni, sentiti in colpa che d’ora in poi non potrò mai più !🙂
    (ti ci senti?!? eh?!? stai soffrendo un pochino nevvero?!?)

    Quanto all’autore, ho letto il suo blog dopo che tu l’hai linkato e devo dire che è geniale. bravo bravo bravo. ora non mi resta che trovare il tomo! che è un giochetto da ragazzi. (anche se, a dir giochetto da ragazzi ci si tiran dietro una serie inenarrabile di sfighe ed impedimenti ma io sono un amante del rischio!)

  8. (poi, per carità, nessun problema, dite balengo quanto volete, non può che farmi piacere. La parola piemontese su cui rivendito diritto di proprietà è un’altra, ed è badola. Quella è proprio mia, ci ha il mio marchio registrato sopra, guai a chi la usa)

  9. @sid: a padova ce l’hanno alla feltrinelli. O almeno ce l’avevano. Dài che quando l’hai letto fai la recensione anche tu così viene fuori l’ennesima versione e si stabilisce definitivamente che la letteratura tutto è tranne che una scienza esatta (per fortuna, ché io non c’ho mai avuto lo spirito matematico)

    @massimo: badola prometto che non la uso, anche perché non so esattamente cosa significhi

  10. badola ha due significati principali. Vuol dire sia babbeo/citrullo/gonzo, sia fannullone/perdigiorno.

    bon, direi che a risponderti, cortese sono stato molto cortese. A te capire se sono stato anche falso o se ho detto la verità.

    e comunque, aristocratico ce lo dici assoreta.

  11. @splendido: solo una piemontese moldava poteva badarti, a te😀
    guarda che tu il piemontese non lo sai. Son capaci tutti di cercare su google😉

    Comunque piantatela di beccarvi a casa mia

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