campioni di fioretto

Ieri Lorenzo (il magnifico, il paciere, il neo sciatore) doveva fare la prima confessione e aveva il serio dilemma se ammettere la grave colpa di non andare a messa la domenica.

Il fatto è che lui non va a messa perché noi non ce lo portiamo, il che solleva la spinosa questione del motivo per cui due genitori scellerati impongano ai pargoli un percorso sacramentale di un certo tipo se non sono convinti affatto dell’utilità di certe cose. Dico genitori ma intendo la mamma, ché spesso son le mamme che si occupano di ciò. Nella fattispecie infatti è la mamma, cioè io.

La cosa è complicata.

Credo che l’umanità si divida in due gruppi: coloro che hanno bisogno di credere in una forza soprannaturale che abbia funzione di conforto/supporto/supervisione e quelli che invece questo bisogno non ce l’hanno. Io personalmente ce l’ho.
Ho anche un ottimo rapporto con la divinità in questione: è con la religione che ho qualche problema. Per non dire della Chiesa. Per non dire del paparatzinger con cui non riesco a condividere neanche uno straccio di opinione. Quindi, ecco: non mi direi propriamente una cattolica osservante.
Però ho detto che male vuoi che gli faccia, al pargolo, se va a catechismo da ‘sta suorina che gli racconta le quattro acche su gesù che io non ho la passione né la pazienza per tramandargli? Che ne so che non abbia bisogno, lui che non è me, di conoscerle? Tutto sommato gesù ha detto un sacco di cose che condivido. E così è andata: ieri si va alla prima confessione.

Ora, tu credi che sia un appuntamento di un’oretta: venti bambini cosa avranno mai da confessare? Eh, già, ma la parrocchia (che tra parentesi non è la nostra parrocchia, troppo facile, sarebbe) ha organizzato un pellegrinaggio in piena regola con tanto di via crucis e messa prefestiva, intervallate da brevi interruzioni per ristoro e corsa in cortile che, lo capisco presto, servono essenzialmente per impedire che i bambini si addormentino sul banco della chiesa, visto che una noia mortale pervade gli astanti già dalla seconda stazione di quello che da me viene vissuto come un calvario in piena regola. I canti devono avere più o meno l’età della suorina (sui 70, direi): erano già vecchi ai miei tempi e oggi suonano del tutto anacronistici. Perfettamente in linea con la tendenza reazionaria del santopadre, quindi.

Per tutto il tempo trattengo gli sbadigli maledicendo la mia pavida mancanza di una vera posizione riguardo l’argomento; mi dico che non è possibile che si ammorbino delle creature di nove anni con certe maratone che avranno la sola conseguenza di renderle insofferenti verso qualunque appuntamento religioso per i giorni a venire; giuro che è l’ultima volta: non ci fregano più.

Intanto però Lorenzo esce stremato dalla sfacchinata liturgica, ma con l’aria soddisfatta di chi si è liberato di un fardello.
“Non l’ho mica detto che non vado a messa” mi fa lui. “Hai fatto bene”, gli dico io. E lo penso, anche. Ché io con la divinità in questione ho un ottimo rapporto nonostante la latitanza quasi trentennale con le questioni penitenziali. Vorrà ben dire qualcosa.

 

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10 thoughts on “campioni di fioretto

  1. ecco, questa è una cosa sulla quale proprio non riesco ad avere certezze, pensa che i nostri bimbi, visto che noi non siamo credenti, sono stati battezzati dalle nonne (cioè, son le nonne che li han portati a battezzare). E ancora non so se è stato un gesto di affetto nei confronti dei bambini (che magari un giorno faranno scelte diverse dalle nostre) o un modo per eludere il problema.
    Comunque Lorenzo ha fatto bene, eh 🙂

  2. credo che sì, quella di accettare il gesto delle nonne sia stata una dimostrazione di affetto. Anch’io come vedi ho poche certezze: mi interessa che ai miei figli siano chiare le possibilità, in un certo senso. E ho deciso che essere genitori vuol dire anche accettare la propria incoerenza perchè le scelte che faresti per te non sono le stesse che fai per loro; non sempre, voglio dire.

  3. Il catchismo preferisco frglielo io, che non vado a messa da 30 anni almeno, dopo un’educazione preconciliare. lo faccio per cultura generale, visto che il padre è ateo, io mi riconosco con le tue posizioni, e insomma, se l’ho fatto benedire al tempio buddista al matrimonio di un amico, potro ben portarli alla via crucis nella chiesa più bella di Amsterdam, cosa che farò il 10 aprile.

    In realtà io sono qui molto OT, per dirti che ho letto il tuo commento su Zauberei sui doni per i figli, e che mi ci riconosco pienamente. sarà la deiiferenza fisiologica tra primi e secondo, o un’assonanza casuale?

  4. @splendido: credevo fossero rivolti a est per via del feng shui 😀 😀 😀

    @Irish: nemmeno io lo immaginavo: L’altro figlio ha fatto la trafila in un’altra parrocchia e l’atmosfera era ben diversa

    @mammasterdam: ma sì, guarda, io sono abbastanza cosciente che se abitassi da un’altra parte potrei essere musulmana o ebrea o indù e alla fine sarebbe la stessa cosa. e in effetti quando sono entrata in una sinagoga il mio sentimento era lo stesso che avrei avuto in una chiesa, anche se poi cambiano i riti. Ho un ecumenismo galoppante, mi sa.
    A proposito degli incontri, qui come fuori, sono spesso casuali ma non per questo meno proficui.

  5. Io che i figli ce li ho già un pò più grandicelli posso dire che, nonostante le nonne li portassero sempre a messa e il catechismo lo abbiano sempre frequentato, hanno fatto da soli le proprie scelte…
    Il più grande non ha voluto fare la cresima perchè convinto delle proprie idee (non per ateismo ma per scetticismo verso la chiesa)…tutto sua madre!
    Il piccolo invece, 18 anni compiuti ieri è appena tornato a casa or ora dall’ACR che frequenta molto volentieri perchè animato da ragazzi sulla ventina molto in gamba, che li portano a fare campi estivi in montagna, a vedere film che poi commentano allegramente mettendosi in discussione, ponendosi domande, cantando la “stella” porta a porta ogni Natale facendo poi della beneficienza del ricavato, andando anche nei Pub a bere una birra o a giocare al bowling… insomma, ogni motivo è buono per stare insieme, per confrontarsi, per chiedersi anche se davvero Dio esiste e, se esiste, qual’è la forma e il modo in cui ognuno lo riconosce.
    Ecco, per me è questa la vera carità cristiana, aldilà di ogni credo, fare gruppo, comunità, lavorare assieme, spartire gioie e dolori tra amici e nemici…tutto ciò che riusciamo a spartire con gli altri, anche commentando su di un blog, a mio parere, ti fa sentire vicina in qualche modo alle altre persone…perchè di gente sola secondo me c’è n’è davvero un sacco…
    Buonanotte

  6. Io di figli non ne ho, purtroppo. Ma mi sento molto vicino a te, Chiaratiz. Sono latitante anch’io da tanto tempo eppure non credo di avere un rapporto lacunoso con Dio. Avrei tanto bisogno di sentire dalla Chiesa dei discorsi magari più problematici, ma meno discutibili, meno “pastorali” (perché poi dovrebbero darmi della pecora? chi si credono di essere?). Insomma, aspetto. E spero.

  7. In un romanzo di Graham Green, purtroppo non ricordo il titolo, il protagonista muore alla fine.
    Non è un granché come persona, tradiva la moglie e altre amenità varie.
    La moglie chiede al sacerdote: “Dio lo avrà perdonato?”
    Il sacerdote risponde:”Lei lo ha perdonato?”
    “Certo” risponde la moglie.
    “Allora se lo ha perdonato lei, vuole che Dio non lo abbia perdonato?”
    Io sulla religione la penso così, guardo a Dio non alla chiesa, che è fatta di uomini.

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