a volte succede qualcosa di dolce e fatale*

Era il giorno del suo compleanno e G. aspettava, in bilico tra speranza e disillusione, cercando nell’autoironia, di cui era fortunatamente ben dotato, un appiglio per non darla vinta alla tristezza.

Secondo i suoi amici, G. non aveva ragioni apparenti per considerarsi un uomo infelice ma, a ben vedere, per anni aveva patito una vita senza amore.
Con sua moglie aveva sempre diviso con entusiasmo il letto e non molto di più, fino al giorno in cui all’amore si era arreso, ma con la donna sbagliata: quella che in pochi mesi gli era entrata nel cuore senza permesso, approfittando del suo bisogno di spendersi, finalmente, anima e corpo, in una storia.
Nell’attimo in cui l’aveva riconosciuta, aveva avvertito il desiderio e l’urgenza di appartenerle e da quel momento aveva preso a sognare di lei, consumando a fatica i giorni e dilatando le notti nella lunga, lentissima attesa dei loro incontri.
Lei, non lo sappiamo cosa provasse: quei sogni forse non li conosceva, come non sapeva del tormento di lui, infedele ogni notte nel proprio letto coniugale. Ignorava perfino l’inquietudine incontenibile di mani, di pelle, di sesso che lui sperimentava ogni volta che lei si allontanava, distogliendo lo sguardo e la mente da loro due. Perché lei sì: si allontanava, incostante.

Il giorno del suo compleanno G. sperava in un cataclisma che rovesciasse il mondo e invece gli arrivò in regalo un pacco. Dentro il pacco, avvolta da strati di plastica a bolle, c’era la sua vita: per tirarla fuori lui non ebbe da fare altro che prenderla in mano.

* Daniele Silvestri: L’autostrada

 

4 thoughts on “a volte succede qualcosa di dolce e fatale*

  1. lo so, non c’entra nulla, ma leggendo queste tue parole mi è tornata in mente una canzone di Guccini, Scirocco.
    mah…

  2. Il senso di una vita, nella quale ogni felicità è effimera e di breve durata, viene riposto in quell’ideale di bello che alberga in ognuno di noi assumendo significati diversi, ma nel quale, io credo, è ricompreso sempre il concetto di amore, quello vero naturalmente, quello che ti fa compiere le cose più folli, che infonde un coraggio prima inimmaginabile e ti induce a pensare, guardando gli occhi amati: “Io esisto soltanto in te, e quando tu non ci sei, io vivo ancora per te e nel pensiero di te”.
    Magico, soprattutto quando questa alchimia è reciproca. Non facciamo altro che cercarlo, ognuno a modo suo ed in tempi diversi, nell’età dell’adolescenza ha una intensità particolare e la forza della primavera, l’emotività è acuita, regalandoci uno stato di grazia. Chi l’ha sperimentato, spera di riviverlo un giorno, chi mai l’ha incontrato.. prova ad immaginarlo e si chiede se mai ne proverà il sapore.
    Quel tuo amico è stato fortunato: consapevole, ha vissuto la possibilità di immergersi ancora una volta in quello stato di grazia assoluto, inebriato dal sentimento assoluto, ha compito romantiche pazzie, così per quasi un anno si è lasciato andare a un’eccezione così rara e miracolosa da penetrare sino agli strati più profondi della tenerezza e del desiderio… senza decidere.
    Ma poi si cade negli stessi errori, ed il destino prima o poi presenta il conto. Una vita rimasta impacchettata nel cellofan e chiusa in un cassetto. Adesso tutto è più difficile e doloroso, perchè deve abituarsi a convivere con un ricordo e non con un sogno.

  3. mi fa piacere per lui che si consideri fortunato: sarò ancora più contenta se un giorno, invece di limitarsi a convivere con un ricordo, riuscirà a scegliersi felicemente la sua vita
    🙂

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