un post che sembrava triste e invece no

Crepacuore è una parola antica. Chi si sognerebbe di usarla, oggi? Io.

Bisognerebbe avere sempre in mente con chiarezza il momento del più grande dolore della vita, come quello della più grande gioia. Non sono punti fermi, ma servono a prendere le misure, a stabilire il peso delle cose che ci capitano, a dare una collocazione alle emozioni. Anche a sapere, in ogni istante, che se sono capitati giorni in cui sei stato più felice, è anche vero che  ce ne sono stati altri in cui ti sei sentito incredibilmente peggio.

Non si muore di crepacuore. Lo diceva sempre mia nonna e io ci credo. Lo diceva con un tono che mi faceva pensare che volesse dire purtroppo, come se lei lo avesse conosciuto, quel dolore lì, che avrebbe dovuto spezzarle il cuore e invece faceva solo male; come se avesse desiderato morirne per non sentirlo più. A me, bambina, pareva così.
Ci ho ripensato, un 9 febbraio di tanti anni dopo, il giorno in cui quel dolore l’ho sentito anch’io e ho scoperto che era vero: che crepe nel cuore non ne faceva, ché il muscolo ha bisogno di ben altri traumi per strapparsi; che quella sofferenza bisognava tenersela e superarla e masticarla fino a digerirla tutta.

Però, ecco, a differenza  di mia nonna io posso dire, oggi, con convinzione, con sollievo: per fortuna.

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7 thoughts on “un post che sembrava triste e invece no

  1. considerata la giornata in cui capita, volevo precisare che il post non ha nulla a che vedere con E.E. ma in fin dei conti il dolore è sempre quello e quindi, se vogliamo, c’entra eccome. Per puro caso.

  2. La mia mamma invece andava in pellegrinaggio con persone sofferenti tenendo nella borsa un libricino dove annotava le barzellette più carine che sentiva e che immancabilmente, se non le scriveva, dimenticava.
    In viaggio le raccontava strappando un sorriso a chi, di sorridere a volte, non ne aveva alcuna voglia e alcun motivo.
    Quando mia mamma morì, alcune delle persone con cui lei spesso andava in pellegrinaggio mi dissero che nessuno sapeva e nemmeno aveva sospettato che lei fosse malata.
    Lei amava sorridere.
    Con il dolore impari a vivere… e io cerco di sorridere sempre.

  3. Troppo buona…anche se non è sempre esattamente così facile…
    Ma dato che un sorriso costa poco e che l’effetto che provoca è grandioso…perchè non provarci?

  4. Mia madre diceva “Di dolore non si muore, di gioia sì”,

    Beh, diciamo che gran parte dell’umanità sembra al sicuro!

  5. Pingback: penso che sia un buon segno « In the mood for writing

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