Oggi sono andata dal mio pusher di farina perché volevo chiedergli se aveva le cicerchie. Non le aveva perché dice che le cicerchie una volta ha provato a tenerle, ma poi non gliele chiedeva mai nessuno e ha finito per buttarle via. Peccato.
Il mio pusher di farina ha un negozietto che secondo me esiste da sempre, immutabile nei secoli. E’ uno di quei posti che vorresti che non sparissero mai, ma che sai che un giorno spariranno. Io do sempre per scontato che tutta la cittadinanza sia al corrente dell’esistenza di quel negozio lì, che per me è una specie di monumento, anche se dentro ci son due che uno è affabile mentre l’altro è davvero scontroso; però alla fine gli perdoni la mancanza di savoir faire perché un’altra bottega così non so se ci sia.
Questo negozio sta in una via che conoscono tutti e che si chiama Contrà Chioare, che secondo me è un nome bellissimo per una via.
Oggi quando sono entrata a chiedere le cicerchie mi ha avvolta un profumo di bottega in estinzione che se voi non lo conoscete, quel profumo lì, non potete capire. Per aver la scusa di restarci dentro un po’, anche se le cicerchie non c’erano, ho comprato i semi di sesamo e i pinoli, che non è come al supermercato, che li trovi imbustati e plastificati. Le cose, in questo negozio qua, sono tutte dentro ai sacchettoni di tela oppure nei contenitori di vetro trasparente sui ripiani e tu puoi indovinare cosa c’è dentro dal colore del contenuto oppure leggere le etichette, se hai una buona vista. Qua le cose te le tirano fuori dai barattoloni e le mettono nei sacchettini di carta, come faceva la mia bisnonna con le caramelle, quando andavamo a Bessica nella sua bottega, che aveva lo stesso profumo di bottega in estinzione e infatti un giorno si è estinta.
