Riconosco il gesto di una mano a cercare un’altra mano come il più familiare, tra una madre e un figlio.
La prima volta, il primo minuto, il primo istinto è stato quello di toccare dita piccolissime che presto avrebbero imparato a stringere. Per mille e mille giorni quante volte ci siamo cercati in quel modo non saprei dire, in un’abitudine quotidiana a chiedere sostegno, a dimostrare fiducia; ad alleggerire i silenzi più eloquenti e le paure più inconfessate.
Non ci siamo quasi accorti che la necessità di quel contatto, poi, si è diradata: la mano tesa meno urgente mentre imparavamo gesti più adulti, e parole piene.
Non so quando sia successo che è cambiato tutto, così in fretta: quando ieri la tua mano ha cercato la mia non era quella di un bambino che mi stringeva ma quella di un uomo che mi chiamava, per dire emozioni conosciute, con una voce nuova.
