L’amore, certo, ha bisogno dei suoi tempi. Un’ora, un pomeriggio, per quelli che ce la fanno anche tutta la notte. Per i preliminari, i giochi, le pause, le carezze, il cibo, le parole, l’abbandono, il riposo, qualche volta la fortuna di ricominciare.
Sì.
Però vuoi mettere il gusto di esser pronti per uscire, lavati profumati e vestiti, magari anche come succede spesso appena un po’ in ritardo, aggiustarsi all’ultimo una calza, un calzino, un elastico di mutanda e cogliere nell’altro uno sguardo, l’urgenza del desiderio, e chiedersi se sia il caso e decidere che è il caso per il solo fatto che siamo qui adesso anche se abbiamo un minuto e mezzo prima che ci chiamino per sapere se arriviamo; e dover rispondere Sì, certo: arriviamo, tra un momento solo.
Oppure la bellezza di uscire dai sogni poco prima della sveglia con una mano che accarezza la pelle addormentata e sapere che manca quasi niente al risveglio di tutta la casa ma aver voglia di lasciarsi andare lo stesso a quel contatto a metà tra il sonno e la veglia, per precipitarsi subito dopo alle incombenze della mattina: aprire le finestre, correre a fare il caffè, chiedendosi se è successo davvero.
Io, signori miei, la sveltina la assolvo.
(Dedicato agli amici di friendfeed)

