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Quando decidi di riprodurti devi mettere in conto che passerai non una fase ma diverse fasi in cui ti sarà impossibile fare la vita a cui eri abituato. Ti verrà naturale cercare di appropriarti degli spazi necessari come individuo e come coppia ma non sarà mai, per molto tempo, la stessa cosa. Ci saranno di continuo nella tua testa, per prima cosa, quei cosi piccoli che ti somigliano e che ti costringeranno a fare delle scelte, talmente spesso che poi fare delle scelte, numerose volte al giorno, diventerà la tua normalità. Una normalità viva e gioiosa, se l’hai voluta, ma anche faticosa e frustrante, spesso.

Se hai la fortuna di poterti permettere una baby sitter o hai una nonna attiva e disponibile capiterà, come prima, che tu possa uscire in coppia per andare al cinema, a teatro, a cena. Però saranno occasioni meditate, valutate, soppesate, cercando compromessi, accettando rinunce, schivando imprevisti: lontane quindi dall’incosciente spensieratezza di un tempo, quando contavi magari le monete nel salvadanaio per andare al cinema ma eri del tutto padrone del tuo tempo libero.

Ecco: noi (noi gli Splendidi) quest’anno dopo un sacco di tempo ci siamo fatti la tessera per una rassegna al cinema e (quasi) tutte le settimane riusciamo a trovare la (quasi) totale spensieratezza per goderci la libertà di guadarci insieme dei film imperdibili ma anche no, sapendo che i nostri figli sono abbastanza grandi da sopravvivere a casa da soli una sera, e anche di arrangiarsi per mangiare se serve, e magari a voi non sembrerà questa gran cosa, invece per me è una delle (ritrovate) gioie della vita coniugale.

Ieri dovevo andare al cinema e andarci un po’ in anticipo per fare la tessera, ché io ogni anno da diversi anni mi faccio la tessera di un cineforum in un cinema rigorosamente monosala della mia città, così poi mi sento abbastanza obbligata ad uscire anche in quelle sere che uno si ammazzerebbe pur di non metter piede fuori di casa. È una specie di perversione.

Solo che poi è andata a finire che quasi per caso sono uscita ma sono andata in un altro cinema e ho fatto una tessera ma un’altra tessera. Questo cinema che d’ora in poi sarà il mio cinema una volta alla settimana per tutto l’inverno è un cinema di quartiere. Quartiere non nel senso di pezzo di città grande: nel senso di satellite del centro di una città piccola. In una città piccola quando dici Quartiere intendi che non sei in centro, ché il centro è di per sé una specie di quartierone a parte, almeno per come la vedo io.

Questo cinema che frequenterò d’ora in poi ha un ingresso bellissimo nel suo essere un ingresso di cinema di quartiere da secoli uguale a se stesso. A sinistra c’è la ragazza che fa i biglietti – e ho già capito che lì funziona che sono tutti parenti e volontari, c’è scritto ovunque che questo cinema è gestito da volontari, anzi che se qualcuno vuole dare una mano in sala basta che lo dica – e a destra la signora che vende i popcorn, che noi nel mio cinema non ci facciamo mancare niente.
Siccome ero arrivata in anticipo per fare la tessera, la signora dei popcorn l’ho guardata per dieci minuti buoni, mentre confezionava i sacchettini con le liquerizie da cinema, quelle con l’interno zuccheroso e colorato, e le rotelle e le altre cose gommose che servono per godersi veramente un film.
Aveva un maglioncino lilla e un fare al riparo dal tempo.

In un odore polveroso di marrone e di beige – il colore sono anni che non è più quello ma l’odore è rimasto – ignoro il brusio dell’attesa e silenziosa pregusto l’irrompere del buio, preludio al vero godimento.

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