Mettiamola così: per indole ho la tendenza a interrompere le catene. Adesso mi chiedono di fare questo gioco del Liebster award e io non ho proprio più l’età per i giochi nei blog, oltre al fatto che cercare di diffondere le quattro scemenze che scrivo sempre più di rado mi imbarazzerebbe assai

epperò

1. vorrei ringraziare lo stesso per il pensiero

2. rispondere alle domande è cortesia:

Credi nell’istinto? Nel mio, pochissimo: sbaglio sempre
Sai parlare in pubblico? No, mi fa più o meno l’effetto di un patibolo ma un po’ peggio perché poi non muori e devi anche ricordarti la vergogna
Cosa pensi della omosessualità? Che è una possibilità come un’altra
Chi ti ha sconvolto? Sembro sconvolta?
Ti tufferesti in un cenote? Non so cosa sia un cenote: devo googlare?
In media quante ore dormi per notte? Molte, mai abbastanza
Che profumo usi? Nessuno, ho il naso ipersensibile
Ti piace assaggiare pietanze sconosciute? Sempre, ma il lampredotto non mi è piaciuto
Qual é il rumore che ti evoca ricordi? La pioggia sulla tenda
Per un aumento accetteresti un collega con l’alitosi? Non ho un lavoro che preveda colleghi ma tengo per precauzione un vasetto di cardamomo in dispensa
Fai la carità? Poco e male

Oggi pensavo a quando ti innamori da giovane di cose che poi, con gli anni, diventano poco importanti o comunque non fondamentali, tipo come gli cadono bene i jeans sul sedere.
Tendi a non considerare minimamente (forse perché la lungimiranza non è prerogativa dell’adolescente) aspetti che invece, con gli anni, diventano imprescindibili, tipo certe identità di vedute su questioni sostanziali dell’esistenza.

E insomma: sento fortemente di aver avuto un gran culo.

Nel mio mondo perfetto il rosa non esiste, o quasi.
Esistono tutti gli altri colori: il verde che, anche se non è il mio colore preferito, è parecchio utile in natura; i gialli per ovvi motivi solari e floreali imprescindibili; il rosso in tutte le sue declinazioni per via del sangue, dei papaveri e del pomodoro, tutte cose di cui non si può fare a meno e di cui è bene ricordarsi spesso; l’arancione che è il colore dell’agrumitudine e del tramonto; i bianchi e i neri di tutti i tipi per quando si cercano il silenzio e la solitudine e dei vestiti molto eleganti.
Soprattutto ci sono tantissimi blu e viola, dagli azzurri pallidissimi ai ciclamini e in casi più unici che rari perfino del fucsia; una miriade di celesti polverosi e blu notte e grigi azzurrognoli e turchesi e blu cobalto, verdiazzurri e indaco e lavanda.
Il mio mondo perfetto è molto, molto blu ma tutt’altro che monotono.

C’è davvero poco posto per il rosa nel mio mondo perfetto, però sono disposta a fare un’eccezione per i maiali e le tamerici, che non so immaginare di un colore diverso (anche se, lo so, esistono).

Ho mani di vaniglia, oggi, ma pensieri inquieti.
Cucino senza fame.
Ricordo molto ma solo di sfuggita.
Avverto invece, con insistenza, l’inattitudine, il travaglio, il cruccio, il disagio della scrittura.
Invidio, un po’.
E, sempre, desidero.

C’è un che di incantevole, incantatore, incantato, nelle persone innamorate. Staresti a guardarle tutto il tempo, mentre ti raccontano la loro storia coi gesti più che con le parole. Senza volere osservi mani che ridono, occhi che sfiorano, baci ricordati, abbracci in attesa.

Le persone innamorate ti contagiano di desiderio e allegria e voglia di fare l’amore praticamente subito. Chissà perché.

In ogni caso conviene frequentarle spesso, le persone innamorate e la loro spudorata nostalgia del presente. Io ve lo consiglio.

Ho scoperto di recente, facendo il mio nuovo lavoro di baby sitter, che esiste la piaga sociale dei giocattoli rumorosi. E che vuoi che sia, diranno i miei piccoli lettori: da che mondo è mondo l’infante gioca coi sonaglini, i barattoli pieni di lenticchie, il tamburo fatto con le scatole da scarpe. All’infante i rumori piacciono, è bello stimolare il senso dell’udito passando dal rumore alla musica, il suono è conoscenza, sperimentazione, gioia. Certo.

Se i miei piccoli lettori pensano questo è perché hanno in mente il ricordo dei giochi di quando loro erano piccoli, oppure di quando erano piccoli i loro figli che oggi sono poco meno o poco più che adolescenti (tipo i miei). Ma il mondo, cari miei, sta cambiando, e molto in fretta.

Quando i miei figli erano piccoli (quindi poco più di dieci anni fa) esistevano ovviamente i giocattoli rumorosi senza batteria e i giocattoli rumorosi con batteria. Tralasciando i giocattoli rumorosi senza batteria che sono sempre gli stessi dalla notte dei tempi e godono della fortuna immarcescibile del fascino da oggetto atavico, mi soffermerei sull’invenzione infernale dei giocattoli a batteria, che risale invece all’era moderna. Ho un ricordo affettuoso dell’orsetto fotografo, simpatico e tutto sommato innocuo carillon dotato di musichina e flash, e del trenino degli animali, catafalco con musichina e versi di animali tutto sommato non insopportabile e dalla batteria pressoché inesauribile; e un ricordo per nulla piacevole di pochi altri diabolici aggeggi le cui batterie furono presto tolte e mai sostituite, chissà perché.

Ma in dieci anni, ve lo dico io, il detestabile mondo dei giocattoli rumorosi a batteria si è evoluto. Moltissimo evoluto. Adesso il giocattolo rumoroso (mettiamo che sia la casetta fattoria con animali numeri e canzoncine bilingui) non si limita a far rumore quando schiacci un tasto o giri una rotella o tiri una cordina. NO. Lui fa sì tutto quello che deve fare quando lo stimoli. Poi per un tempo variabile tra i 40 e i 70 secondi tace.
Nel frattempo l’infante si dedica a un altro giocattolo rumoroso (mettiamo che sia la porta da calcio parlante con registrazione automatica dei goal) per un minuto circa, il tempo medio di attenzione dell’infante moderno a un gioco nuovo. Poi  si passa al terzo giocattolo rumoroso (mettiamo sia il cruscotto di macchinina dotato di frecce bippeggianti, tergicristallo semovente, antifurto e autoradio). Dopo dieci secondi di gioco numero 3 il gioco numero 1 si anima e dice qualcosa tipo “Dai vieni a giocare con me, premi il tasto con l’orsetto!” (e via con una canzoncina): i giocattoli rumorosi moderni non vogliono essere messi da parte! Il bambino in genere resta per un secondo o due indeciso se continuare con il gioco rumoroso 3 o se tornare al gioco 1. Lì dipende dall’appeal del gioco.
Dopo una manciata di secondi però anche il gioco numero 2 comincia a parlare, dice cose tipo “Dai tira un rigore!” (e via con la canzoncina). Nel frattempo il gioco numero 3 sta ancora suonando e il gioco numero 1 sta ancora cantando la canzoncina. Il bambino in tutto questo resta incredibilmente impassibile, mentre la baby sitter (io) ha le mani tra i capelli e dei desideri di distruzione e sta decidendo quale gioco rumoroso spaccare spegnere per primo.
Quando pensi che i giochi che non vengono ripresi dal pargolo se la siano messa via e proprio nel momento in cui il pargolo li ha dimenticati ecco che salutano. “Ciao ciao!” dicono. Il pargolo è immediatamente tentato di tornare da loro.

Nella casa dove passo le mie mattine i giochi rumorosi sono almeno 5 e vengono usati tutti contemporaneamente con le modalità che vi ho descritto senza iperboli.
Credo che sia ora di porre fine alla tortura delle baby sitter con i giocattoli rumorosi a batteria. Perfino i libri fanno un casino insopportabile.

L’infante non sa cosa sia il silenzio. Non è brutto un mondo senza silenzio?

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