Viene un momento per tutte le coppie, anche quelle solide, affiatate e inossidabili, in cui bisogna fare i conti con il cambiamento.

Te ne accorgi perché c’è sempre la tenerezza di un tempo, magari non manca nemmeno l’intesa erotica, però piano piano si scava una distanza, e ripensi a quando stretti un abbraccio ci si guardava negli occhi con desiderio.
Questo, ahimé, non succede più.
Del resto anche le relazioni amorose devono adeguarsi ai nostri mutamenti e sarebbe assurdo pretendere che dopo decenni quello sguardo fosse ancora come il primo giorno.

Può essere che per uno dei partner questo momento arrivi prima, e l’altro – deluso, spaventato, incredulo – domandi spiegazioni.

“Hai un’altra? Non mi ami più? Cos’è cambiato tra di noi?”
“È la presbiopia, amore.”

Finché nel mondo esisteranno la focaccia con i pomodorini e i taralli alla cipolla la magrezza resterà solo un’utopia.

Per limitare i danni potrei rifugiarmi in un centro benessere dove depurarmi con infusi e centrifughe, farmi spalmare di fanghi e sali del Mar Morto, massaggiare con oli ayurvedici, nutrire con verdure biologiche al vapore.

Sì, ho deciso: domani vado in un centro benessere, intanto ‘spetta che finisco i taralli che sprecare il cibo è una cosa brutta.

In una prossima vita voglio nascere ulivo, e crescere vicino a un muretto a secco; mescolare di tanto in tanto  le mie foglie con quelle di un mandorlo, con cui condividere un destino comune.
Diventare vecchio e nodoso, sopravvivere all’uomo che mi ha piantato e ai suoi figli, e ai figli dei suoi figli, dopo avergli regalato pace, ombra di verde e argento, aperitivi e intingoli.
Ricordarmi sempre di aggrapparmi con le radici alla terra e morire soddisfatto dei frutti che ho dato.

Oppure voglio essere papavero e incarnare per un giorno solo tutta la bellezza e la fragilità dell’universo.

Però propendo più per aperitivi e intingoli: forse manco di poesia.

Mettiamola così: per indole ho la tendenza a interrompere le catene. Adesso mi chiedono di fare questo gioco del Liebster award e io non ho proprio più l’età per i giochi nei blog, oltre al fatto che cercare di diffondere le quattro scemenze che scrivo sempre più di rado mi imbarazzerebbe assai

epperò

1. vorrei ringraziare lo stesso per il pensiero

2. rispondere alle domande è cortesia:

Credi nell’istinto? Nel mio, pochissimo: sbaglio sempre
Sai parlare in pubblico? No, mi fa più o meno l’effetto di un patibolo ma un po’ peggio perché poi non muori e devi anche ricordarti la vergogna
Cosa pensi della omosessualità? Che è una possibilità come un’altra
Chi ti ha sconvolto? Sembro sconvolta?
Ti tufferesti in un cenote? Non so cosa sia un cenote: devo googlare?
In media quante ore dormi per notte? Molte, mai abbastanza
Che profumo usi? Nessuno, ho il naso ipersensibile
Ti piace assaggiare pietanze sconosciute? Sempre, ma il lampredotto non mi è piaciuto
Qual é il rumore che ti evoca ricordi? La pioggia sulla tenda
Per un aumento accetteresti un collega con l’alitosi? Non ho un lavoro che preveda colleghi ma tengo per precauzione un vasetto di cardamomo in dispensa
Fai la carità? Poco e male

Oggi pensavo a quando ti innamori da giovane di cose che poi, con gli anni, diventano poco importanti o comunque non fondamentali, tipo come gli cadono bene i jeans sul sedere.
Tendi a non considerare minimamente (forse perché la lungimiranza non è prerogativa dell’adolescente) aspetti che invece, con gli anni, diventano imprescindibili, tipo certe identità di vedute su questioni sostanziali dell’esistenza.

E insomma: sento fortemente di aver avuto un gran culo.

Nel mio mondo perfetto il rosa non esiste, o quasi.
Esistono tutti gli altri colori: il verde che, anche se non è il mio colore preferito, è parecchio utile in natura; i gialli per ovvi motivi solari e floreali imprescindibili; il rosso in tutte le sue declinazioni per via del sangue, dei papaveri e del pomodoro, tutte cose di cui non si può fare a meno e di cui è bene ricordarsi spesso; l’arancione che è il colore dell’agrumitudine e del tramonto; i bianchi e i neri di tutti i tipi per quando si cercano il silenzio e la solitudine e dei vestiti molto eleganti.
Soprattutto ci sono tantissimi blu e viola, dagli azzurri pallidissimi ai ciclamini e in casi più unici che rari perfino del fucsia; una miriade di celesti polverosi e blu notte e grigi azzurrognoli e turchesi e blu cobalto, verdiazzurri e indaco e lavanda.
Il mio mondo perfetto è molto, molto blu ma tutt’altro che monotono.

C’è davvero poco posto per il rosa nel mio mondo perfetto, però sono disposta a fare un’eccezione per i maiali e le tamerici, che non so immaginare di un colore diverso (anche se, lo so, esistono).

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